Un libro per salvarsi la vita

Il libro selvaggio di Juan Villoro

Mi piace parlare dei libri che sto leggendo. Mi piace consigliarli. Talvolta li racconto, senza preoccuparmi del fatto che qualcuno potrebbe avere voglia di leggerli in futuro e io, così facendo, gli tolgo in parte il piacere della scoperta. Quando me ne rendo conto taccio di colpo. Le reazioni ai miei sproloqui sono, in genere, un po’ annoiate. Ma non importa. Invece, quando mi sono lanciato in un grande elogio di Juan Villoro e del suo Il libro selvaggio una reazione c’è stata. Uno mi ha detto “Che fai? Ti metti a leggere i libri per ragazzi ora?”

Sono rimasto interdetto, ma forse aveva ragione lui: forse davvero Il libro selvaggio è un libro per ragazzi, ma io non me ne ero accorto. Il che significa che è un buon libro. Ma di cosa parla?

C’è un ragazzino, Juan, quattordicenne, che a causa di alcune vicissitudini familiari va a trascorrere le vacanze a casa dello zio Tito, un bibliofilo un po’ fuori di testa. Juan entra nella casa, un enorme villa che altro non è se non un immane labirinto di scaffale e pile di volumi, senza timori. Anzi, con la consapevolezza, che va giorno per giorno rafforzandosi (anche grazie all’aiuto dello zio), che lui è un lettore speciale, un lettore “superiore”, uno di quelli cui i libri si affidano con affetto e devozione. Perché solo lui è in grado di capirne la vita segreta, gli spostamenti, le idiosincrasie e, perché no, le paure.

I libri, infatti – e Juan lo scoprirà ben presto – vivono di vita propria: di notte si spostano, cambiano di posto, si associano per difendersi da quelli di loro (ce ne sono) che svolgono un ruolo pernicioso e distruttivo.

Ormai più bravo del maestro – zio Tito –  Juan potrà ora dedicarsi alla ricerca del “libro selvaggio”, un libro misterioso che, come un cavallo non ancora addomesticato, sfugge, si nasconde, non consente a nessuno di avvicinarlo. Aggirandosi negli sterminati meandri della biblioteca, che ormai Juan ha imparato a conoscere, si organizzeranno appostamenti, imboscate, trappole. Tutto inutile, naturalmente, anche se Juan si farà aiutare da una fanciulla, Catalina, con la quale farà anche la scoperta dell’amore e che si rivela a sua volta lettrice speciale.

Non trattandosi di thriller, posso qui anticipare che, alla fine, Juan riuscirà a catturare e addomesticare il “libro selvaggio”, che rivelerà al lettore una strabiliante sorpresa.

Insomma, un libro che è una delizia per gli appassionai bibliofili. Ma anche un romanzo di formazione: Juan, grazie agli ammaestramenti dello zio Tito e, soprattutto, grazie alle migliaia di libri che animano le sue giornate, crescerà e comprenderà i valori positivi della vita. Troverà l’amore, imparerà la condivisione e – non guasta – ci farà anche divertire, perché ci sono passaggi, soprattutto grazie e zio Tito, che sono davvero esilaranti.

Non so se si tratti di un libro per ragazzi, ma ora che l’ho scopertolo suggerirò a tutti i ragazzi che incontrerò di leggerlo. A quelli che mi sono più cari, lo regalerò.

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