Il potere salvifico della letteratura

Per una tomba senza nome, di Juan Carlos Onetti

Per raccontarci la storia di una tomba senza nome, Juan Carlos Onetti mette di nuovo in scena la sua città immaginaria, Santa Maria, che ha fatto da sfondo ad altri suoi romanzi. Una città che è un po’ Buenos Aires e un po’ Montevideo, ma ancora con un che di selvatico, di ferino, di primordiale.
Per una tomba senza nome è del 1959 e viene prima di Il cantiere e di Raccattacadaveri, anche se la cronologia dei fatti narrati non corrisponde ai tempi di uscita dei romanzi.
Qui il narratore è il dottor Diaz. Non tutto ciò che racconta lo conosce personalmente. Qualcosa glielo hanno raccontato, di prima o di seconda mano; qualcosa lo ha desunto da ciò che ha visto; molto lo ha intuito. Ma alla scena da cui tutto si diparte, a quella ha personalmente assistito: un funerale “al risparmio”, un carro funebre cigolante che si inerpica per la strada del cimitero, una piccola bara e dietro, in processione, il giovane Jorge Malabia e, legato a una corda, un capro con una zampa rotta, arruffato e riluttante. E’ il funerale di Rita, un po’ prostituta, un po’ mendicante e sarà sua la storia che scopriremo, per frammenti e aggiunte successive nel corso del breve romanzo.
Rita e il suo capro, una sorta di complice nell’accattonaggio, una sorta di figlio demente di cui prendersi cura e da non abbandonare mai. Ma Jorge Malabia è il ricco e giovane rampollo di una importante famiglia di Santa Maria e ci sarà una ragione se si accolla le spese, per quanto, esigue, del funerale.
E sempre per frammenti scopriremo che Jorge è stato l’amante di Rita, che per circa un anno ne è diventato il magnaccia, che ne ha condiviso la vita randagia e miserabile, insieme al capro, naturalmente, formando una sorta di assurdo sodalizio che li ha tenuti uniti sull’orlo del baratro.
Come spesso, in Onetti, sfuggono le motivazioni e lo stesso narrare assume un carattere “fondativo”, l’unico che giustifichi lo stesso mestiere dello scrittore. Alla fine, avremo saputo qualcosa di Rita, questa donna minuta e oscura e del misterioso rapporto con il suo capro, un rapporto che evoca antiche e primordiali mitologie. Forse si è disvelato anche qualcosa di più sull’animo umano. Ma anche questo, alla fine, potrebbe essere stato soltanto immaginazione.

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