La vita come fuga

Dalle rovine di Luciano Funetta

E’ stato grazie a Nicola Lagioia e alla rubrica che conduce su RAI5 che ho sentito parlare per la prima volta di Luciano Funetta e del suo romanzo d’esordio, Dalle rovine, edito da Tunuè che – evidentemente sbagliando – pensavo operasse soprattutto nel settore dei fumetti.

La segnalazione di Lagioa mi ha particolarmente colpito e, devo confessarlo, mi ha molto impressionato il suo riferimento a Roberto Bolaño, un autore che io amo oltremodo e di cui credo di aver letto tutto quello che è stato finora pubblicato in Italia. Per cui, acquistare il libro e iniziare subito a leggerlo – pur scavalcando tanti titoli in lista d’attesa – è stato un tutt’uno. Ed ora eccomi qui, a libro finito, a tentare di scrivere un commento sensato su un’opera prima che si presenta indubbiamente complessa (o estremamente furba).

Poche parole sulla trama, peraltro abbastanza nota, visto che di Dalle rovine si è molto scritto in rete, in contemporanea con la sua uscita. C’è una città, Fortezza, che in realtà è un non luogo, visto che di essa non si conosce nulla, tranne che sembra a tratti abbandonata e che i suoi abitanti appaiono come fantasmi o come ombre presto risucchiate dagli androni di strade senza nome.

Il protagonista si chiama Rivera. Anche di lui non si sa molto tranne che alleva serpenti velenosissimi. Per non dover rinunziare a loro ha preferito rinunziare a moglie e figlio. Ora vive in una grande appartamento semivuoto e, in una stanza senza finestre, trenta teche, tenuamente illuminate, contengono i suoi adorati e letali compagni. Tutto si mette in moto nel momento in cui Rivera si abbandona ad una pratica autoerotica utilizzando un paio di serpenti ed il filmato che ne ha ricavato finisce in rete. Scopriamo, quindi, una vasta comunità di appassionati di pornografia estrema e un produttore del settore, Jack Birmania, pronto a girare, grazie a Rivera e ai suoi serpenti, un capolavoro epocale. In realtà, scopriamo molto altro: un mondo oscuro, ai limiti della legge, abitato da vittime e da carnefici, da torturatori  e da misteriosi cultori del genere,   autori (ed esecutori) di snuff movie che vivono in clandestinità una volta rientrati da quei luoghi – l’Argentina della dittatura, la Bosnia del genocidio – ove hanno, forse, “esercitato” impunemente le loro arti sanguinarie.

Rivera si muove in questo mondo con una sovrana intangibilità, affascinato ma distante,  fino all’incontro con uno sceneggiatore folle, Alexandre Tapia, un altro fantasma che coltiva la speranza di vedere finalmente realizzato un film tratto da una sua sceneggiatura – il titolo è lo stesso del romanzo, Dalle rovine – un’opera “definitiva” nel settore, crudele e visionaria, che non potrà essere girata se non in forma di snuff movie . Si sa già che chi parteciperà all’impresa sarà poi un fuggiasco per tutto il resto della sua vita.

Il tutto narrato da misteriosi personaggi, dei “noi” onnipresenti (ma non onniscienti) che contribuiscono all’atmosfera a dir poco spiazzante dell’intero romanzo.

Ce n’è abbastanza per fare di questo romanzo un’opera assolutamente originale nel panorama letterario italiano e la scrittura di Funetta, limpida ed oscuramente evocativa allo stesso tempo, coinvolge il lettore e lo sprofonda in un universo da incubo fin dalle prime pagine. Non so perché, a me è venuto subito in mente Un romanzetto canaglia di Roberto Bolaño (recentemente ripubblicato da Adelphi nella nuova traduzione di Ilide Carmignani, con il titolo Un romanzetto lumpen ). Stesso straniamento dei luoghi, personaggi che si muovono spinti da una forza ineluttabile, il culturista cieco, Maciste, un po’ come Rivera nel  suo immotivato distacco, l’atmosfera perennemente offuscata da una nuvola di violenza e di irrazionalità.

E poi, vorrei ricordare come Bolaño abbia sempre tenuto presente il terribile ruolo svolto da tanti torturatori che hanno operato in America Latina al soldo delle varie dittature, presenze misteriose ed oscure di tanti suoi romanzi, autori della distruzione, non solo fisica, di una intera generazione. Ebbene, qui, in Dalle rovine è come scoprire che quei mostri, per nulla scomparsi, si sono riciclati come film maker , trasformando le loro orribili abilità in macabri conati artistici, destinati ad un pubblico perverso e raffinato. Ma sempre di morte si tratta.

Ecco. In parole povere questo è Dalle rovine . Poi, come scrivevo all’inizio, la rete è stata invasa da commenti sull’opera prima di Funetta, oltre a molteplici interviste allo stesso autore. Si può andare a vedere e a leggere. Qualcosa di interessante e molta chiacchiera. Soprattutto di chi non ci ha capito niente.

Comunque, buona lettura!

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