Nell’epoca dei libri “distillati”

Sull’orlo del precipizio, di Antonio Manzini

Uscito poco prima che si realizzasse la fusione tra gli editori Mondadori e Rizzoli, questo bel librettino di Antonio Manzini, che abbandona, per una volta, il vicequestore Schiavone, ci lascia intravvedere i possibili esiti di un abbraccio imprenditoriale di tal fatta. Certo, i nomi non sono quelli della realtà: il frutto dell’insano congiungimento non sarà la “Mondazzoli”, ma la ben più asettica “Sigma”, una multinazionale che si rivelerà molto pericolosa per il futuro della letteratura, dei libri e di quelli che li scrivono. I quali, a proposito, non si fregeranno più del titolo di scrittori, bensì di quello di “codice prodotto”.

E quando mi capita (è accaduto l’altro giorno) di vedere in edicola, con grande clamore pubblicitario, i primi titoli della collana dei cosiddetti libri “distillati”, vale a dire libri ampiamente scorciati (sfigurati, dico io) per offrire ai lettori la pura essenza del libro stesso, ebbene a me vengono i brividi.

E’ quello che capita a Giorgio Volpe (cioè i brividi), il protagonista di Sull’orlo del precipizio, scrittore di valore e pluripremiato che ha terminato il suo libro più importante proprio nel momento in cui il suo vecchio editore ha operato la “fusione del secolo”. Le conseguenze sono estreme ma plausibili: scomparsi i vecchi dirigenti, soprattutto, scomparsa la sua editor , Volpe si trova a dover affrontare una banda di sciamannati che, definire illetterati è finanche generoso.

Saranno i due nuovi editor, tagliatori di teste di professione, a prendersi cura del manoscritto di Volpe: sforbiciandolo, stravolgendolo, semplificandolo fino ai limiti estremi della grammatica e della sintassi. E non ci sono possibilità di sottrarsi. L’idea di ricorrere ad un piccolo editore indipendente – ne sarà pur rimasto qualcuno –   si rivelerà impossibile da perseguire. La Sigma è ovunque e ove non riesce a governare fa terra bruciata.

Le vicissitudini di Volpe saranno paradossali, talvolta persino esilaranti, ma è un riso amaro quello che prende il lettore, sospeso tra “questo da noi non potrebbe accadere” e “però le premesse perché questo accada già sono state messe”.

Personalmente – per quello che importa a chi sta leggendo queste brevi note – io non ho riso per niente. Anzi, mi sono molto arrabbiato. Forse mi manca il sense of humor, ma quando si tratta di libertà di espressione la mia capacità di scherzare scompare subito. Sicuramente un mio limite.

 

 

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