Il mare d’inverno

Cosa resta di noi di Giampaolo Simi

Sarà forse la magia delle spiagge deserte, la dolce melanconia dei luoghi di villeggiatura quando è inverno e il vento spazza i viali silenziosi, le palme sono avvolte nel cellophane e gli stabilimenti balneari, riposti sdraio e ombrelloni, espongono al cielo grigio porte e finestre sbarrate, sarà quest’atmosfera un po’ surreale, ma Cosa resta di noi è davvero un bel libro e Giampaolo Simi un eccellente narratore.

Edo, bagnino/manager del Bagno Antaura – siamo in piena Versilia – è il narratore della storia. Sposato con Guia, donna volitiva e capricciosa, figlia dei proprietari del Bagno, scrittrice e  blogger,  una vita tra Roma e Firenze, resta in Versilia per sovrintendere ai lavori di adeguamento dello stabilimento. Sono, forse, le pagine più belle del libro. Mentre l’autunno si inoltra nell’inverno, Edo registra i mille cambiamenti che rendono quel pezzo di spiaggia versiliese un piccolo universo in cui può essere bello perdersi, al cospetto del mare agitato e nel silenzio delle dune ondulate dal vento. Guia va, viene, parla del libro che è finalmente riuscita a finire ma che non trova un editore, si rifugia nelle braccia di Edo come in un porto sicuro, ma poi parte di nuovo, irrequieta, insoddisfatta.

Ma poi nella vita di Edo arriva una donna, Anna Di Fosco: è lei la rappresentante della ditta che gli vende le mattonelle di cotto per la nuova pavimentazione del Bagno. Ma è anche una donna sola, irrisolta, con alle spalle una burrascosa storia con un “vitellone” del posto, Giangi, una sorta di cabarettista di quart’ordine, anche violento, uno che non la molla, che si muove ai limiti dello “stalkeraggio”.

E da qui in poi non dico quasi più nulla. Perchè  Cosa resta di noi  oltre ad essere uno splendido romanzo d’atmosfere è anche un  noir. Dirò solo che il 14 febbraio, il giorno di San Valentino, nel corso di una inaspettata nevicata, Anna scompare nel nulla; che Giangi viene individuato come l’unico sospettato; che Edo sa qualcosa che non gli conviene dire; che Guia, in forza del suo ruolo di scrittrice, diviene una delle commentatrici più presenti nei salotti televisivi ove si parla e straparla del delitto, ipotetico, visto che il corpo della vittima non c’è; che, anche se inutilmente, tutte le piste vengono battute.

Ed è in questo orgasmo collettivo che l’amore tra Edo e Guia comincia a mostrare la corda, in maniera prima impercettibile, poi in maniera sempre più vistosa, tanto da rendere attuale la domanda che dà il titolo al romanzo: cosa resta di noi?

Certo, c’entra l’Anna scomparsa; c’entra il Giangi sospettato; c’entra Guia stessa che del guitto di provincia è diventata la paladina; c’entra Edo che non ha saputo resistere ad un momento di solitudine e di cedimento ma, forse, sono più antiche e sottili la cause di questa crisi che sembra spazzar via un amore importante, di quelli che dovrebbero durare tutta una vita.

Triste il finale, ma con un suo momento liberatorio. Anche di questo non posso parlare, ma capirete a cosa mi riferisco quando ci arriverete.

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