Un romanzo visionario nell’Argentina degli anni ’30

I lanciafiamme di Roberto Arlt

Continua – con I lanciafiamme – l’incredibile storia dei sette folli che vogliono rivoluzionare l’Argentina (e il mondo) e che Roberto Artl iniziò a narrare proprio con il precedente (mai titolo fu più appropriato) I sette folli.
Già leggendo il primo (che è imperativo far precedere a quest’ultimo) si iniziava ad avere una prima idea delle allucinate avventure del giovane protagonista, Remo Erdosain, seguendone le inquietanti elucubrazioni, le macchinazioni, filtrando i paesaggi e le architetture attraverso la sua sensibilità decisamente surrealista, iniziando a conoscere i compagni d’avventura. E’ banale dirlo, ma si resta subito coinvolti in un vortice, in un delirio da cui non è più possibile uscire.
In fondo, la storia è semplice. Un gruppo di veri e autentici pazzi decide di avviare un progetto – finanziato con i proventi di alcuni bordelli – per scatenare una rivoluzione che dall’Argentina dovrebbe allargarsi a tutto il mondo. Li anima un profondo odio verso la società ed ogni forma di istituzione o di ordine costituito. Le parole che Arlt fa pronunziare ai suoi personaggi contro i ceti dominanti (ma anche i dominati non ricevono miglior trattamento) sono terribili, senza scampo, senza misericordia. E’ un odio feroce il suo, cresciuto all’ombra del disprezzo, lui destinato fin da subito ad una vita di mortificazioni, di disgustosi compromessi. Ma è una ribellione senza speranza quella che Arlt mette in scena attraverso il suo personaggio Erdosain. Non solo il progetto è evidentemente pazzesco e destinato all’insuccesso, ma appare evidente che, anche se per mera fantasia il piano dovesse iniziare a funzionare, i risultati rivoluzionari non sarebbero mai raggiunti, perché in realtà non solo sono inaffidabili e squilibrati gli attori, ma gli stessi loro obiettivi sono confusi e contraddittori.
In questo secondo e conclusivo romanzo il progetto procede, ingarbugliandosi sempre più, mentre divengono sempre più patologici i deliri che guidano tutti i protagonisti, delle figure davvero indimenticabili. Sempre più appaiono come i veri paria di una società corrotta e crudele che non offre alcuna possibilità agli ultimi e ai diseredati. E la vendetta dello scrittore – anche attraverso spietate descrizioni che non risparmiano nessuno – è implacabile e crudele, pur se destinata ad una sostanziale inanità.
Come sottolinea Julio Cortázar nella bella (ma breve) prefazione alla prima edizione de I sette pazzi, Arlt ha svelato una Buenos Aires degli anni ’30 assolutamente sconosciuta e inedita, denunziando a suo modo le manovre di un ceto politico ed imprenditoriale, di una intera classe dominante, dedita al malaffare, alla malversazione, a veri e propri crimini.
Forse è lì che vanno cercate le origini di quella dittatura che negli anni seguenti tante sofferenze ha causato all’Argentina e forse è per questo che oggi Arlt può essere letto come un profeta della libertà.
Ora, grazie alle Eduzioni SUR, i due volumi sono entrambi disponibili. Una occasione imperdibile per scoprire uno dai massimi scrittori latinoamericani del ‘900 e per lasciarsi coinvolgere nel folle progetto rivoluzionario – a base di gas tossici e di puttane – di Erdosain e dei suoi sodali: l’Astrologo, il Ruffiano Melanconico, l’Uomo che vide la Levatrice e tutti gli altri.

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