Lo scrittore fruga nelle vite dei personaggi, ma più indiscreto è il lettore.

Panorama, di Tommaso Pincio

Ottavio Tondi è un lettore. Ma non un lettore qualsiasi, come potrebbe essere uno di noi che legge più o meno libri per hobby, per passione,come relax tra le altre e più importanti occupazioni. Ottavio Tondi è un lettore professionista. E’ colui che può spedire un libro sulle più alte vette del successo o, al contrario, stroncare una volta per tutte la carriera di uno scrittore. E’ colui che ha determinato la pubblicazione del più grande best seller di tutti i tempi e, sulla scia di questo straordinario successo, ha costruito anche la sua fama. Ora c’è gente che paga per affollare i teatri in cui “legge”. Ma, attenzione, legge in senso letterale: in silenzio, sul suo divano portato da casa, tra i suoi oggetti. Due ore di assoluto silenzio in cui gli spettatori vengono rapiti da una stupefacente magia, da un’atmosfera quasi mistica, da un’esperienza che sconfina nel religioso.
Ma i tempi stanno cambiando. Sembra che un odio feroce stia nascendo nei confronti dei libri e della lettura, prima sottile e strisciante, poi sempre più evidente. E ci sarà un incidente, una notte, a ponte Sisto, che non solo starà quasi per costargli la vita, ma che lo determinerà a cessare completamente di leggere.
E’ un nuovo Ottavio Tondi, quindi, quello che – utilizzando un programma che si chiama Panorama – inizierà uno strano dialogo, che durerà quattro anni, con Ligeia Tissot, una donna misteriosa che gli è per molti versi simile, almeno nella conoscenza sterminata che ha di libri e opere letterarie in genere.
Ottavio e Ligeia non si incontreranno mai. Lei vive a Boston, ma un paio di volte è venuta a Roma, tuttavia a nessuno dei due è balzato in mente di organizzare un incontro. C’è solo la telecamera di Ligeia, fissa sul suo letto e Ottavio, quotidianamente, aggiorna l’elenco degli oggetti che vi compaiono: un portacenere colmo di mozziconi, un reggiseno, un paio di calze, una bottiglia di whisky, una spazzola per capelli… Ligeia Tissot non apparirà mai.
In una società che (si percepisce) sta mollando gli ormeggi verso mete che non gli sono congeniali, a Ottavio Tondi non resta che un social network che, già nel nome, ricorda un carcere, il Panopticon, il carcere perfetto inventato da John Bentham.
Di tutta questa storia, lucida e struggente ad un tempo, Tommaso Pincio è il narratore onnisciente, colui che, per vie misteriose, è venuto a conoscenza della password che gli consentirà di accedere ai quattro anni di una folle storia d’amore. C’è una sorpresa finale, naturalmente, ma per ovvi motivi non ne parlerò qui.
Il libro è bello, appassionante, denso di suggestioni. Non mancano numerosi rimandi letterari, suggerimenti criptici, allusioni che i lettori più avvertiti potranno agevolmente cogliere.

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