In memoria di una mala che non c’è più

La banda degli amanti, di Massimo Carlotto

Era davvero tanto tempo che non leggevo nulla di Carlotto e, in particolare, della serie dell’Alligatore. Ne leggiucchiai uno dei primi – mi pare di ricordare – ma non mi fece una grande impressione e non ebbi più il desiderio di rinnovare l’esperienza. Forse mi avevano colpito le vicende giudiziarie dell’autore e fu anche un po’ di curiosità a spingermi verso quella lettura. Poi, di colpo, dopo anni, mi sono trovato davanti in libreria questo La banda degli amanti e devo ammettere che l’impulso a comprarlo è probabilmente scaturito da questo titolo che ho trovato assolutamente accattivante. Quindi, posso dire che è stato un caso di “visto, preso e letto”. Ed ora, che dirne?

A me sembra un giallo vintage, con atmosfere alla francese, come in quei noir portati al successo da Jean Gabin nei suoi indimenticabili film in bianco  nero. In realtà – come tutti i lettori abituali di Massimo Carlotto ben sanno – l’Alligatore è un ex galeotto che fa l’investigatore privato senza licenza. E’ fuori dal giro ma non ha perso completamente i contatti col milieu e ciò gli risulta utile nel corso delle sue indagini, spesso pericolose e che lo mettono in contatto con una “nuova” mala, una mala che lui non capisce più e che non risponde più a quei codici di onore che una volta caratterizzavano gli ambienti malavitosi. Forse, anche questa un’illusione.

Sotto questo aspetto Carlotto – e  il suo personaggio, Marco Buratti, –  sono dei romantici, pronti a gettare il cuore oltre l’ostacolo pur di far trionfare, se non la legge, almeno la verità.

Questa volta si tratterà di scoprire gli autori di un crimine e di un ricatto che, chi lo ha subito, non ha avuto il coraggio di denunziare. Un uomo è stato rapito, forse ucciso e la donna a cui era stato richiesto il riscatto, mai pagato, non regge più all’incertezza. Trovarlo vivo è ormai un’illusione, ma scovare i colpevoli è ancora possibile.

Nelle nebbie di una Padova triste e uggiosa l’Alligatore comprende subito che si sta misurando con una raffinata mente criminale e che il rischio che egli stesso corre non è da poco.

Andamento lento, non particolarmente introspettivo, ma semplice e diretto. Insomma, buon mestiere. Non mi sembra poco.

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