Un Islam possibile?

Ammetto di avere qualche difficoltà a capire il gran clamore suscitato dall’ultimo libro di Michel Houellebecq, Sottomissione, e anche il coro di polemiche che ne ha accompagnato l’uscita, non solo in Francia, mi sembra decisamente eccessivo. In fondo, che cosa fa  Houellebecq? Immagina un futuro, nemmeno troppo lontano, in cui il partito islamista francese va al governo in Francia – nemmeno da solo, ma con una coalizione – e esamina le conseguenze, abbastanza scontate, che tale cambio di politica determina nel paese. Il tutto attraverso gli occhi di un professore di letteratura leggermente sfigato, come molti personaggi dello scrittore francese, che – alla fine – deciderà di conservare il posto alla Sorbona 3, si convertirà all’Islam e godrà di tutti i  vantaggi discendenti da questa scelta: uno stipendio più alto (tanto, pagano gli sponsor sauditi), tre mogli giovani e belle, tutte “casa e sesso”, e molti altri benefit in una società pacificata e tollerante.

Probabilmente ho molto semplificato, ma il nocciolo della storia è questo. E allora, ripeto, dov’è lo scandalo? Forse sta nell’aver immaginato che nella culla dell’illuminismo un partito confessionale prenda il potere – democraticamente, si badi – abbandonando una volta per tutte quella concezione di stato laico di cui la Francia si è sempre gloriata? Forse sta nel giudizio più che negativo sul cristianesimo, una religione che si è messa troppo in gioco, ha troppo concesso al dialogo ed ora non riesce più ad essere guida per l’occidente e, soprattutto, valido baluardo contro gli infedeli?

Abbandonando ogni forma di relativismo Houellebecq disegna un Islam trionfante (ed anche tollerante, può permetterselo) che permea di sé la società francese, si allarga in Europa, sposta l’asse dell’Unione Europea a sud, nel bacino del Mediterraneo, che sceglie come principale campo d’azione quello dell’istruzione, mostrando di aver ben capito quello che tanti governi – anche in Italia – sembrano di non avere molto chiaro.

Se mai qualcosa può rimproverarsi a Houellebecq è, forse, un eccesso di semplificazione. Non credo che uno stravolgimento come quello immaginato potrebbe verificarsi con la stessa tranquilla leggerezza e, praticamente, senza colpo ferire. François, il protagonista, avrebbe potuto anche non convertirsi e non gli sarebbe accaduto nulla: avrebbe goduto di una eccellente pensione anticipata e avrebbe proseguito i suoi studi su Huysmans senza che nessuno glielo impedisse. E così, la vita di tutti sembra proseguire tranquilla. E, invece, c’è stata una rivoluzione. Ma dove sono le vittime che, generalmente, accompagnano avvenimenti così radicali?

Certo, se non ci avessero già pensato i terroristi con i mezzi che gli sono propri, una rivista come Charlie Hebdo avrebbe silenziosamente cessato le pubblicazioni. Ma, alla fine, a chi sarebbe importato? Insomma, come conclude il protagonista, non ci sarebbe stato nulla da rimpiangere.

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