Come si crea e come funziona la macchina del fango

Certo, non doveva essere sotto influssi particolarmente ottimisti Umberto Eco, mentre scriveva Numero zero. Al contrario, credo che mai siano state più cupe le sue analisi sulla tenuta sociale e culturale del paese e mai più disincantate le sue previsioni per il futuro.
Di cosa parli il libro è ormai noto: mai come in occasione di questa uscita non sono mancati commenti, dibattiti, recensioni, interviste con l’autore. Per quei pochi che ne fossero all’oscuro dirò che si tratta della storia di un nuovo giornale e del gruppo di giornalisti, abbastanza raccogliticcio, che dovrebbe costruirlo, a partire da una serie di “numeri zero”, tanto per farsi la mano. Quello che i giornalisti non sanno è che il giornale non uscirà mai. In realtà, deve essere solo una specie di minaccia, una sorta di spada di Damocle sulla testa di non meglio precisati poteri che, messi sull’avviso, ammetteranno nel salotto buono l’ideatore di questa operazione, a patto che rinunzi alla pubblicazione. Si tratta di un ricatto, insomma. Così come il giornale nulla è se non il tentativo di costruire e rendere operativa una perfetta e rodata macchina del fango, come tante ne abbiamo viste funzionare in tempi recenti. All’interno di questa improbabile redazione vi è anche un giornalista, Braggadocio, che è un classico esempio di “teorico del complotto”. Attraverso le sue narrazioni ripercorreremo oltre quarant’anni di storia italiana, dalla caduta del fascismo al 1992, anno del Pio Albergo Trivulzio e della nascita di Mani Pulite. Passando, naturalmente, per piazza Fontana, le bombe alla stazione di Bologna, il golpe Borghese, la loggia P2, Michele Sindona, i servizi deviati, Ordine Nuovo e chi più ne ha più ne metta.
Il narratore, il dottor Colonna (non se ne saprà il nome di battesimo), è l’unico, insieme al direttore, a conoscere la vera sorte del giornale e sarà testimone della sua veloce parabola, quando, come si suol dire , la realtà supera la fantasia.
Vedere all’opera questa redazione è, a dir poco, allucinante. La loro pratica giornalistica (!) è esemplificativa di quanto abbiamo visto largamente operare in tempi recenti. Il “metodo Boffo”, tanto per intenderci, ma anche i calzini color turchese del magistrato che aveva osato condannare Mediaset o la delegittimazione del giudice Di Matteo ad opera di tutta la stampa berlusconiana.
Il grave è che tutti noi ci siamo ormai assuefatti a tutto ciò e l’imbarbarimento mediatico, l’appiattimento culturale, la volgarità gratuita, fanno parte del nostro orizzonte senza che ciò ci procuri troppi dispiaceri. Per dirla in maniera semplice: il cattivo giornalismo regna sovrano.
Attraversando tutto ciò, come scrivevo pocanzi, vi è il Grande Complotto. Che non serve soltanto a dare mordente in più alla storia che Eco ci racconta, ma che è – a sua volta – esemplificativo di un’altra Grande Mistificazione. Il cadavere esposto a Piazzale Loreto può non essere stato quello di Mussolini, così come il Cavaliere (ex, in verità) può avere ignorato che Ruby fosse minorenne, con buona parte del Parlamento disposta a dargli credito in questa inconsapevolezza. E mi fermo qui.
Rimedi? Non ce ne sono!

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